Vanessa e Costanza, le due facce della stessa medaglia

A commento della copertina di Vanity Fair con Vanessa Incontrada il punto, tra le pagine del Corriere della Sera, di Costanza Rizzacasa D’Orsogna.

“Me ne è mancato il coraggio, ma quando ieri (30 settembre ndr), su Raiuno, Serena Bortone mi ha chiesto quale corpo volessi vedere sulla copertina di Vanity Fair Italia (presente in collegamento il direttore Simone Marchetti, chiamato a illustrare il servizio con Vanessa Incontrada), avrei voluto rispondere: «Il mio» ❤️. Il mio, cioè delle persone come me. Con le mie cosce grosse, i buchi della cellulite, i chili che hanno toccato anche quota 131. Attenzione, questo non vuol dire che occorra essere una taglia 60 per poter parlare di body positivity. Incontrada, oggetto per anni di attacchi feroci, è stata coraggiosa a posare nuda, e guai a giudicarla, come purtroppo invece è stato fatto (del resto l’ha detto lei stessa, le donne vengono giudicate sempre). Ma il corpo di Vanessa Incontrada NON è, come è stato definito, «rivoluzionario». Lo è solo per quelle riviste che da anni ci propinano la taglia 34 come modello di donna ideale. Incontrada non è «la nuova bellezza», è la bellezza standard. Anzi, è stupenda. Alla mia riflessione, il direttore di Vanity ha risposto che bastava aprire il giornale per trovare all’interno corpi meno conformi. Ma è proprio questo il punto. Noi, i corpi non conformi, quelli per cui il movimento della body positivity è nato, li vogliamo in copertina, non nascosti in un interno. Perché in copertina può andare solo un corpo che risponda a certi canoni erotici? Il settimanale Time ha scelto Lizzo come Persona dell’anno, perfino Grazia ha messo Lizzo in copertina. L’obiettivo non è spingere un po’ più in là i confini di ciò che è accettabile: è farli a pezzi, quei confini. Ogni corpo vale”

Fonte @corrieredellasera